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Cicatrici patologiche post-ustione: l’importanza della prevenzione

La cicatrizzazione di una ferita cutanea è un complesso processo di riparazione tissutale suddivisibile in fasi cronologiche precise, caratterizzate da articolate interazioni biochimiche, cellulari e tissutali che conducono al ripristino dell’integrità cutanea. Durante le fasi della cicatrizzazione possono talvolta verificarsi alterazioni qualitative e quantitative con conseguente formazione di cicatrice patologica.
Le ustioni, evento particolarmente frequente in età pediatrica, rappresentano le lesioni cutanee con maggiore rischio di guarigione con formazione di cicatrici patologiche, le quali vengono classicamente distinte in 4 tipi: cicatrici ipertrofiche, retraenti, ipertrofico-retraenti e atrofiche. La cicatrice ipertrofica è caratterizzata da un aspetto eritematoso, fibroso e rilevato con bordi netti  che  non oltrepassano il limite della lesione originale. Il bambino spesso riferisce prurito e bruciore di diversa intensità. Forma particolare di cicatrice ipertrofica con evoluzione a lungo termine è la cicatrice cheloidea, caratterizzata da una facile tendenza a una lenta estensione dei suoi confini verso la cute sana circostante, bordi con decorso irregolare e aspetto cordoniforme, di consistenza dura, talvolta lignea e associata a una sintomatologia di tipo costrittivo, pruriginoso e doloroso. La cicatrice retraente è caratterizzata da una coartazione cutanea provocata da forze centripete che ne riducono la superficie; origina di solito sulla cute flessoria delle articolazioni. In aggiunta si descrive la cicatrice ipertrofico-retraente, caratterizzata da una cicatrizzazione ipertrofica in cui si verificano anche fenomeni di retrazione. Infine la cicatrice atrofica è caratterizzata da un aspetto sottile e congesto ed è spesso sede di escoriazioni da grattamento per l’intenso prurito.  
Il processo di cicatrizzazione deve essere guidato e sorvegliato costantemente cosi da ottenere una cicatrice soffice e piana. Negli ultimi anni, l’esperienza clinica e la ricerca scientifica, hanno permesso il consolidamento e l’introduzione di metodi e presidi di prevenzione delle cicatrici patologiche sempre più efficaci, che possono essere raggruppati in 3 tipologie:
1-Trattamento chirurgico precoce delle ustioni profonde
2-Fisioterapia precoce
3-Compressione precoce delle aree ustionate
Un trattamento chirurgico precoce delle ustioni profonde, con escissione completa di tutte le aree necrotiche, rappresenta il principale metodo di prevenzione di una successiva cicatrizzazione patologica. Quanto più veloce è la guarigione di un’area ustionata, tanto più  basso è il rischio della formazione di una cicatrice patologica.
La fisioterapia precoce rappresenta il secondo presidio indispensabile per prevenire una cicatrizzazione anomala, in particolar modo per quelle ustioni localizzate a livello delle articolazioni. I diversi trattamenti permettendo di controllare la tendenza alla retrazione e alla postura scorretta, prevenendo e trattando importanti limitazioni funzionali ed essendo generalmente ben tollerati dal bambino, rendono la fisioterapia un approccio terapeutico facilmente praticabile anche nelle più giovani età.
Infine la compressione precoce delle aree ustionate guarite, attraverso l’utilizzo di tutori elastici di diverso tipo che esercitano sulle zone ustionate guarite una pressione omogenea ed efficace, si è dimostrata essere un ulteriore valido presidio mirante all’impedimento della formazione di cicatrici patologiche.
Le cicatrici patologiche, per la loro sintomatologia e le limitazioni funzionali talvolta associate, possono essere responsabili di ricadute psicologiche importanti per il piccolo paziente, condizionandone il reinserimento nella normale vita di relazione. Per tale motivo la prevenzione della formazione di una cicatrice patologica deve rappresentare una fase obbligatoria nel processo di cura del paziente ustionato.
-Ogawa R. The most current algorithms for the treatment and prevention of hypertrophic scars and keloids. Plast Reconstr Surg 2010; 125(2): 557-568

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